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DR TIZIANO CAPRARA

La nuda Verità (parte 2)

Marzo 10, 2016

Parte2 : Convenzioni tra realtà e fantasie

Nella prima parte dell’articolo abbiamo valutato il pensiero del paziente riguardo l’aspetto economico della nostra professione. Abbiamo visto quale sia l’incidenza della componente “prezzo” rispetto alla scelta del professionista e l’eventuale “cambio” di dentista per uno più economico. La ricerca faceva notare che oggi i pazienti tendono a rimandare le cure o a non curarsi piuttosto che cambiare dentista.

Oggi valutiamo il pensiero dei pazienti e anche dei dentisti riguardo i convenzionamenti.

Riguardo i convenzionamenti ci sono varie percezioniposizioni e anche pressioni

Con questo articolo ho voluto fornire dei dati oggettivi evitando posizioni personali. E’ importante infatti mantenere una visione “super partes” che valuta oggettivamente i vantaggi e gli svantaggi di tali accordi. Come Tommaso d’Aquino che iniziava le sue relazioni con la frase: “Questa è una mela. Chi non è d’accordo è pregato d’uscire”, così deve essere anche la nostra posizione riguardo le convenzioni, libera da tutti i condizionamenti che ci provengono da stampa, esperti aziendalisti, colleghi…

A tale scopo ho effettuato una ricerca su 1018 pazienti (campione rappresentativo della popolazione italiana, secondo quote di sesso e classe di età riferite agli ultimi dati ISTAT ).  Ho anche richiesto a 802 colleghi il pensiero sulle convenzioni (solo studi professionali, non erano presenti low cost o catene dentali).

Prima di iniziare è bene chiarire la differenza tra Fondi e Convenzioni. La parola Fondo riguarda tante cose, di per se non è né buono né cattivo, dipende come viene strutturato.

Esistono principalmente due estremi:

Assistenza sanitaria Indiretta: è una delle formule FASI in cui si lascia libera scelta del dentista, libero tariffario e viene dato un rimborso al paziente per le cure. Il rapporto è tra Fondo e paziente. Il dentista non ha rapporto con il Fondo salvo la compilazione dei documenti per il rimborso.

Convenzione (che si parli di diretta o indiretta non importa): qui il rapporto è tra dentista e Fondo. In questo caso il tariffario viene imposto dal Fondo, il dentista viene pagato direttamente dal Fondo e il paziente solitamente non paga nulla. Ci sono notevoli incombenze burocratiche.

 

Situazione Italiana

Ai colleghi ho chiesto prima di tutto se si fossero convenzionati.  E’ interessante sapere quale sia la reale percentuale di dentisti che si convenzionano. Quanti hanno bisogno delle convenzioni per aumentare la quota lavoro.

Negli ultimi anni molti studi dentistici attuano delle convenzioni ossia accordi con terzi paganti (non rimborsi): in pratica ricevono i soldi da una assicurazione o da un fondo sanitario e non dal paziente. Il suo studio attua queste convenzioni?

Negli ultimi anni molti studi dentistici attuano delle convenzioni ossia accordi con terzi paganti (non rimborsi): in pratica ricevono i soldi da una assicurazione o da un fondo sanitario e non dal paziente. Il suo studio attua queste convenzioni?

Come si nota la maggior parte dei dentisti NON sono convenzionati. Infatti oltre alle limitazioni economiche e professionali che vedremo successivamente, solo una piccola quota di pazienti può aderire a questi Fondi ed è quindi normale ritrovare tali percentuali.

(Le prossime risposte dei colleghi verranno considerate solo sul 29,7% dei colleghi che ha risposto in maniera affermativa)

 

Quante convenzioni?

La maggior parte dei colleghi ha più di un accordo. Considerando che ogni convenzione porta pochi pazienti, è comprensibile tale strategia. Inoltre se un dentista ha fatto il “salto” (le convenzioni chiedono uno sconto medio del 23%) è bene utilizzare tale strumento per più Fondi.

Quante convenzioni sta mantenendo in atto il suo studio? (238 studi)

Quante convenzioni sta mantenendo in atto il suo studio? (238 studi)

Quali sono le Convenzioni più frequenti. (238 studi)

Quali sono le Convenzioni più frequenti. (238 studi)

Da notare che quelle più utilizzate non sono sempre le migliori, ma quelle che si pubblicizzano maggiormente.

A questo punto analizziamo i vari aspetti dei convenzionamenti per valutare se tale formula può essere un vantaggio o un danno per la nostra professione.

 

Prima Motivazione: Aumento dei pazienti:

Questo è senz’altro la motivazione per cui ci si convenziona. Ci hanno convinto di questo. Ci hanno sempre detto che solo il 37% dei pazienti va dal dentista (Longo-Workshop Economia in odontoiatria 2008) e che quindi “Le convenzioni aumentano il flusso di pazienti”. Addirittura in base a tale assioma è stato detto che “il 63% è un mercato inesplorato”….(sic) da tali affermazioni semplicistiche si capisce come tali esperti non conoscano affatto la nostra professione, pur avendo la pretesa di darci indicazioni su come comportarci.

Svariate ricerche effettuate successivamente (Ad Comunication 2008 European Global Health Indicator 2009, Mannheimer 2011, AIOP 2015) forniscono dei dati che smentiscono la percentuale del  37%.

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Se questa informazione (37%) è sbagliata (anche perché è stato preso da un dato generalista che riguardava prestazioni specialistiche diagnostiche e anche odontoiatriche…) significa che anche l’affermazione “le convenzioni aumento il flusso di pazienti” potrebbe non essere vera.

Per valutare tale aspetto ho chiesto ai pazienti se l’adesione ad un Fondo potesse aumentare la frequenza dal dentista.

“Crede che l’adesione ad un fondo possa aumentare la sua frequenza di visite dal dentista?”

“Crede che l’adesione ad un fondo possa aumentare la sua frequenza di visite dal dentista?”

Come si nota la maggior parte dei pazienti (75,9%) non ritiene che tale formula possa aumentare la frequenza dal dentista. Tuttavia negli anni la percentuale di chi ritiene che un Fondo possa favorire l’accesso al dentista è aumentato (dal 19,4% al 24,1%).

Riguardo le intenzioni bisogna però sempre stare attenti. Abbiamo visto dall’articolo precedente che malgrado un 38,7% degli italiani avesse manifestato l’intenzione di cambiare dentista per uno più economico poi alla fine solo un 6% faceva seguire i fatti alle intenzioni.

Consideriamo però questo 24%. La domanda successiva è molto importante perché completa tale pensiero. Ho infatti chiesto ai pazienti se avessero confermato tale intenzione qualora fossero stati costretti dal Fondo anche a cambiare dentista.

 

Potendo scegliere preferirebbe un Fondo che la vincolasse nella scelta di una struttura convenzionata o preferirebbe rivolgersi al suo dentista di fiducia ricevendo dal Fondo una quota di rimborso?

Potendo scegliere preferirebbe un Fondo che la vincolasse nella scelta di una struttura convenzionata o preferirebbe rivolgersi al suo dentista di fiducia ricevendo dal Fondo una quota di rimborso?

 

Come si vede solo un 9% (al netto dei rispondenti) preferisce un fondo convenzionato che costringe il paziente a cambiare il dentista. Questo è senz’altro  il limite più grande che presentano i fondi. Essendo il nostro un lavoro “relazionale” è difficile fornire una prestazione che sia equivalente tra dentisti diversi, in quanto il professionista stesso fa parte della prestazione, mediante il rapporto che si crea con il paziente.

Al Workshop del 2008 era stata fatta una previsione: “Il 40-60% della spesa sarà coperta da fondi integrativi/assicurazioni”. Come si vede la preferenza del paziente rappresenta un ostacolo a tale previsione, che appare del tutto campata in aria.

Un primo dato per valutare quale sia il reale aumento dei pazienti portato dalle convenzioni, lo si può ottenere dall’ultima ricerca dell’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica del 2015, che fa notare come solo il 3,6% dei nuovi pazienti provengano da Fondi sanitari o assicurazioni.

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Altri dati sulla capacità di veicolare persone vengono dalla dr.ssa Isabella Mastrobuono, un’esperta per quanto riguarda le statistiche sui fondi sanitari, che afferma che tra il 1999 e il 2007 l’aumento dei principali fondi sanitari è stato del 2,3%. Non sembra quindi che tali fondi siano molto richiesti.

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Nel 2011 l’anagrafe istituita presso il ministero della sanità per censire i fondi valutava in 201 i fondi, con 3.367.000 iscritti dichiarati su una stima di 5 milioni di aderenti. Inoltre non tutti coprivano le prestazioni odontoiatriche.

Considerando tali cifre quale può essere il reale aumento dei pazienti? Un 3- 5% ? A questo punto dico: vale la pena stravolgere il nostro studio con sconti enormi, incombenze burocratiche, crediti da recuperare solo per agevolare una piccola quota di pazienti che ci creerà più problemi che vantaggi? Infatti alcune convenzioni chiedono corsie preferenziali per i propri associati e anche gli stessi pazienti convenzionati non avendo un buon rapporto con il dentista (non sono suoi pazienti, ma del Fondo), hanno esigenze esagerate, rispetto ai normali pazienti.

Inoltre bisogna considerare l’impatto sulle persone che sono già nostri pazienti. Un collega, che ha partecipato alla ricerca infatti mi risponde:  “Nel 1998 mi sono convenzionato Non venne nessuno. Alcuni miei pazienti che seppero della cosa mi chiesero di compilare i moduli relativi e di applicargli il giusto sconto pattuito. Ci rimisi.” GG

Come si nota esistono molte persone che sono già nostri pazienti, ma che non vanno dai dentisti convenzionati perché hanno fiducia in noi. In questo caso non aumentiamo il numero dei pazienti, ma facciamo solo un grande sconto a quelli che già sono fedeli (cui prodest?)

Un altro aspetto interessante è quello che fa notare un collega:  “La moglie di un convenzionato pure si arrabbiò perché non facevo anche a lei lo stesso prezzo del marito…ho acconsentito…” GS

Possono esistere conflitti tra pazienti (parenti o amici) che vedono due tariffari molto diversi. La motivazione del “convenzionamento” spesso non regge. Nella mentalità del paziente se uno riesce a fare quel prezzo, vuol dire che può farlo a tutti e quindi le richieste di sconti aumentano.

Consideriamo poi che agli occhi di molti pazienti la convenzione è un segnale di bassa qualità. Nell’articolo “Quelli che spendono dal dentista, profilo dei top spender” (Dentista Moderno 12/2015 Erika Mallarini) si legge: “Le convenzioni con le assicurazioni viene considerata una proposta commerciale e quindi indicatore di scarsa qualità da parte dei pazienti fedeli allo studio tradizionale…” e in alcuni casi questa percezione è una valutazione corretta.

 

Seconda Motivazione: Aumento del fatturato

Un altro aspetto del convenzionamento è quello di aumentare il lavoro e quindi il fatturato. Il pensiero è questo: Se io mi convenziono, faccio lo sconto, ma i nuovi pazienti che  entreranno, copriranno abbondantemente lo sconto fino a guadagnarci.  Un altro pensiero è: sono disperato ho bisogno di pazienti e di fatturare. In entrambi i casi si pensa ad un aumento di lavoro e quindi di fatturato.

Vediamo come è andata ai dentisti che si sono convenzionati (238 studi).

Complessivamente qual è la percentuale di fatturato (circa) che deriva da tali convenzioni?

Complessivamente qual è la percentuale di fatturato (circa) che deriva da tali convenzioni?

Come si vede la metà dei dentisti ha ottenuto un fatturato inferiore al 9%. Esistono però anche studi dentistici che basano molto la loro redditività sulle convenzioni (18%).

Il discorso sul fatturato, non va però confuso con la redditività. Molto spesso la redditività derivante dai lavori eseguiti in convenzionamento raggiunge valori del 4% se non addirittura negativi (igiene gratuita). Lo sconto infatti che viene richiesto è notevole, pari al 23,4%, come si nota dalla domanda successiva, un valore non da poco considerando che la redditività di uno studio dentistico si aggira sui 25-30%.

MEDIA SCONTO: 23,4%

Complessivamente qual è lo sconto richiesto sul vostro tariffario da parte dei terzi

Complessivamente qual è lo sconto richiesto sul vostro tariffario da parte dei terzi paganti?

Il valore di questo sconto influisce in maniera importante in una realtà come la nostra che presenta alte spese fisse.  Se infatti il reddito del dentista fosse pari al 25% dell’incasso (come spesso accade) questi sarebbero i valori degli sconti sul suo stipendio.

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Come si vede un 20% provoca una riduzione dell’80% nello stipendio del dentista. E un 23,4%?

A questo punto scatta il discorso sul recupero dello sconto attraverso l’aumento del lavoro.Vediamo quindi quanto deve essere l’aumento di lavoro per recuperare un simile sconto.

Ricordiamo che stiamo parlando di uno studio dentistico, solitamente gravato da spese fisse (indirette) e spese variabili (dirette). Se noi aumentiamo le ore lavoro i costi fissi non si modificano. Il leasing, il mutuo non cambia. Possono cambiare un po’ le utenze, ma in misura molto ridotta. Ci sono però altre spese che aumentano in maniera direttamente proporzionale all’aumento del lavoro. Il materiale di consumo, il tecnico e anche il personale (a meno che non vogliamo curare i convenzionati lavorando da soli) aumentano proporzionalmente.

In una realtà con il 75% di spesa possiamo trovare dei valori come quelli riportati nel grafico. Le due barre rappresentano il range di oscillazione delle spese a seconda che aumenti anche la spesa del personale ausiliario.

Sconto

Sconto

Come si nota per recuperare un 20% di sconto bisogna aumentare il lavoro dal 44 al 66%, praticamente una media del 55%. Significa che se sto lavorando 40 ore settimanale devo lavorare più di 60 ore, sabato e domenica compreso, per avere lo stesso reddito di prima (sic).(tali valori sono riportati nell’articolo “Il Bisturi”scaricabile dal sito www.tizianocaprara.com)

Questi però sono dati previsionali e trattano di una realtà ipotetica (studio con 100% di convenzioni). Se vogliamo valutare delle situazioni reali possiamo vedere cosa è accaduto ai colleghi americani che si sono convenzionati .

Nel 2000 la Association of Dental Managed Care (associazione dei dentisti convenzionati americani) decise di valutare dopo 10 anni di convenzionamento, la situazione dei propri associati. Eseguì quindi un sondaggio da cui risultò che l’80% dei colleghi convenzionati riportava una  “esperienza negativa”; inoltre il 75% degli intervistati aveva ridotto o stabilizzato il reddito mentre il 71% dei colleghi che non si era convenzionato lo aveva aumentato.

Nel 2003 fecero un’altra ricerca che dimostrò che la percentuale dei convenzionati con reddito ridotto o stabile era pari al 75%; inoltre il 45% aveva avuto un aumento del fatturato collegato però a diminuzione o stabilità reddito. Può sembrare strano, tuttavia se dalle prestazioni normali rimane ad esempio il 25%, mentre da quelle convenzionate il 4% si capisce come questo possa accadere.

Un’alternativa all’aumento delle ore per recuperare lo sconto può essere quella di ridurre il tempo delle prestazioni, come hanno fatto in Giappone. Nel Sol Levante il convenzionamento riguarda tutti i colleghi (il tariffario è statale e uniforme per tutti i dentisti) che sono quindi costretti a vedere 40-50 pazienti al giorno per poter coprire le spese!

Un altro espediente è rappresentato dall’overtreatment che viene preso in considerazione in situazioni disperate (in Giappone a denti stretti mi hanno confidato che alcuni colleghi erano costretti a seguire tale strada per poter compensare le spese). Questa è senz’altro la soluzione peggiore per tutti.

Oltre alle motivazione è importante parlare di alcune conseguenze, che non vengono mai citate quando i fondi vengono pubblicizzati.

Conseguenza: Pagamenti e unilateralità

Una delle problematiche dei convenzionamenti deriva dal fatto che il rapporto diretto con il fondo ci pone in una situazione subordinata, una vera e propria asimmetria decisionale.  Non  esiste una posizione da pari, né è possibile alcuna negoziazione. Spesso si debbono quindi subire ritardi di pagamento o assurde richieste/giustificazioni per evitare il pagamento stesso.

Ho chiesto infatti ai colleghi quanto fossero soddisfatti della situazione dei pagamenti. Non sono sembrati molto contenti…

NON SODDISFATTI 58,3%

Complessivamente quanto è soddisfatto della velocità dei pagamenti da parte del terzo pagante, secondo una scala che va da 1 (per nulla) a 10 (molto)?

Complessivamente quanto è soddisfatto della velocità dei pagamenti da parte del terzo pagante, secondo una scala che va da 1 (per nulla) a 10 (molto)?

Come si può notare la maggior parte dei colleghi, quasi un 60% non è soddisfatto della velocità dei pagamenti. Tale fattore viene esplicitato anche dai commenti lasciati dai colleghi.

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Come si nota i pagamenti oscillano dai tre mesi ad un anno. Inoltre spesso viene richiesta  della documentazione aggiuntiva inutile solo per ritardare il pagamento o per non pagare affatto.

La unilateralità dell’accordo è palese. Non serve a nulla scrivere lettere o protestare in quanto non siamo noi i clienti del fondonoi siamo la spesa da ridurre. In questo caso può accadere facilmente che si cambino o si annullino rimborsi con una semplice comunicazione.

Ad esempio ad un collega, a convenzionamento ormai inoltrato, è stato richiesto di fornire gratuitamente la prestazione di igiene orale. Il dentista avendo ormai parecchi convenzionati ha deciso di subire un’ulteriore importante perdita piuttosto che essere abbandonato dai pazienti.

Quello che appare è una verità molto importante: i pazienti non sono nostri, ma ci vengono dati “in comodato”… In cambio di questo “prestito” ci viene richiesto un cospicuo sconto (23,4%!) e una deroga del nostro potere decisionale. Questi sono pazienti del fondo, e quindi ci abbandoneranno  subito (nel 90% dei casi) appena il fondo consiglierà loro di non rivolgersi più al nostro studio in caso di interruzione degli  accordi.

E’ senz’altro una situazione molto pericolosa simile a quella della dipendenza tossicologica o economica.

Conseguenza: Burocrazia

Un altro aspetto, non trascurabile, riguarda il carico burocratico-amministrativo. Questo onere aumenta notevolmente in caso di convenzionamento e si traduce in un costo aggiuntivo per il nostro studio.

Ho richiesto ai colleghi quanto pesasse tale aspetto sul costo del personale.

MEDIA del TEMPO 20,7%

Se dovesse fare una stima, fatto 100 il totale del tempo lavorativo della segreteria del suo studio, qual è la percentuale di tempo che la sua segreteria occupa per la parte burocratica delle convenzioni?

Se dovesse fare una stima, fatto 100 il totale del tempo lavorativo della segreteria del suo studio, qual è la percentuale di tempo che la sua segreteria occupa per la parte burocratica delle convenzioni?

Come si nota l’impegno di tempo è importante pari al 20,7% del tempo segretariale. Paradossalmente si perde più tempo quando se ne fanno di meno, probabilmente perché il personale ausiliario non è esperto delle procedure e ci mette più tempo del dovuto.

Questo non è un aspetto solo italiano, ma anche nella ricerca americana della ADMC del 2000 il 97% dei dentisti convenzionati ha dovuto aumentare lo stipendio o il numero delle segretarie per l’aumento della complessità burocratica. Tale aspetto è così fastidioso che il 72% dei dentisti abbandona i convenzionamenti proprio per le procedure burocratiche.

Conseguenza: Condizionamenti e contenziosi

Questo è uno degli aspetti più gravi del convenzionamento. La nostra è una libera professione. Il professionista DEVE essere libero in quanto solo così, libero da condizionamenti, potrà offrire la miglior soluzione per la salute del paziente.

Con i convenzionamenti purtroppo non è sempre così. Secondo i sondaggi americani il convenzionamento interferisce nel rapporto con il paziente e non permette di offrire tutte le alternative.

Nel sondaggio eseguito presso i colleghi italiani ho voluto valutare quanto un convenzionamento possa limitare la componente clinica del nostro lavoro. Mi sarei aspettato percentuali vicine allo zero. Purtroppo non è stato così, i convenzionamenti influiscono sulla nostra professione più di quanto immaginiamo.

Le convenzioni interferiscono con la componente clinica del lavoro del suo studio?

Le convenzioni interferiscono con la componente clinica del lavoro del suo studio?

Quasi un 30% dei colleghi ammettono che il convenzionamento influisce con la componente clinica del lavoro. Questo è un aspetto molto grave che va a discapito della salute del paziente e della qualità del lavoro.

Inoltre per risparmiare tempo si tende a tagliare la componente relazionale (quella più importante per la sopravvivenza della nostra professione). Tagliando la comunicazione anche la qualità della prestazione viene compromessa. La comunicazione è infatti un fattore imprescindibile dalla prestazione, in quanto ne permette l’esecuzione. Condizionare il rapporto dentista-paziente significa condizionare la qualità e il successo stesso della terapia.

La mancanza di rapporto fa poi aumentare percentualmente i contenziosi, come accade di solito nelle catene dentali in cui l’aspetto razionale (tempo e costi) predomina su quel emozionale (relazioni).

Conclusioni

A questo punto dobbiamo trarre le conclusioni. Queste riguardano due aspetti: l’offerta e la domanda.

Offerta di convenzioni:

Dai dati di queste ricerche si evince che le convenzioni non sono come ce le vogliono vendere. Difficilmente esistono convenzioni che migliorano la redditività e la qualità lavorativa di una attività odontoiatrica. La maggior parte dei colleghi italiani e stranieri sono scontenti di questo modo di gestire i fondi.

Esiste un grande differenza tra ciò che vogliono il paziente e il dentista rispetto al fondo. Ai pazienti e ai dentisti piace avere un fondo che fornisca un assistenza sanitaria indiretta (rimborsi). Questo sarebbe il vero ruolo sociale di tali organizzazioni. Tale modo di lavorare accontenterebbe tutti, ma non gli investitori del fondo. Queste strutture costano, hanno dirigenti con alti stipendi, personale e uffici da mantenere. Inoltre ci sono finanziatori a cui rispondere della redditività e del profitto dell’impresa. Quindi si riducono i costi esterni riversandoli sul dentista. Questo porta alle convenzioni che con il tempo sembrano tagliare sempre di più le spese (obbligo di sedute di igiene gratuite), oltre a ritardare i pagamenti.

Quello che ci pubblicizzano riguardo le convenzioni è molto diverso dalla realtà. La stampa con ricerche pagate dalle stesse aziende, afferma che i pazienti vogliono le convenzioni. Ci raccontano che ormai sono inevitabili e che il futuro sarà gestito dai Fondi Convenzionati, perché ormai tutta la Sanità sta andando verso quella direzione.

Gli aziendalisti ai corsi ci spiegano di tenere una quota di convenzionati. Purtroppo anche alcuni dentisti (molto vicini a posizioni imprenditoriali), lavorando per gli aziendalisti stessi, sdoganano tali idee. Non sempre vengono prese in considerazione le conseguenze negative per la professione e per gli stessi pazienti.

Per chi porta avanti tali posizioni sembra che il professionista rappresenti più un ostacolo o qualcosa da gestire. Basta leggere certi editoriali in cui che ci raccontano che lo studio monoprofessionale è morto che non dovremmo neanche esistere…. (quando leggo tali notizie è buona regola capire quali sono le sue fonti e soprattutto “follow the money”,quali sono i suoi interessi).

Domanda dei dentisti:

La realtà non può essere semplificata dicendo che “meglio pochi pazienti convenzionati che niente” perché in certi casi forse sarebbe meglio niente come la testimonianza che ho ricevuto da un collega:

 “Oltretutto  ora la convenzione ci costringe ad una igiene orale GRATIS annuale, per cui  i pazienti  girano da un dentista all”altro. Uno mi  ha detto: “devo fare il byte dal mio dentista. Cosa ne dice?” E io chi sono? Il dentista della mutua, o meglio il pirla che fa igiene gratis… gli  ho replicato candidamente di fare anche l’Igiene dal suo dentista… Era un po’ incavolato..”

Ci troviamo davanti ad una realtà abbastanza strana per cui, a fronte di un ridotto aumento dell’incasso, dobbiamo affrontare:

  • riduzione del tariffario del 23,4%
  • perdita del 20% del tempo segretariale
  • ritardo degli incassi dovuti nel 58% dei casi
  • condizionamenti nella terapia nel 28,2% delle situazioni

 

A questo punto si capisce come mai solo il 29,7% dei colleghi decida di convenzionarsi.

Tuttavia quello che non si capisce è come mai i colleghi che da questo sondaggio risultano insoddisfatti delle convenzioni siano portati a rifarle. Infatti alla domanda “Rifareste tali convenzioni?” il risultato è stato:

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Come si nota solo un terzo dei colleghi convenzionati non continuerebbe tali accordi. Come mai questo valore non molto alto, a fronte delle conseguenze negative riportate?

Purtroppo la situazione del dentista è caratterizzata dalla divisione e soprattutto dalla solitudine professionale. Ogni dentista è “primario del proprio studio”, ma il fatto di lavorare da soli crea un isolamento anche dal punto di vista informazionale.Chiusi nel nostro studio iniziamo a credere a quanto ci viene raccontato da certa stampa (che ci bombarda di notizie) e dagli aziendalisti.

Così ci si convenziona non analizzando bene le conseguenze e credendo che avere l’agenda piena sia l’unico obiettivo. Tuttavia “lavorare tanto” significa solo “lavorare tanto” , non ha niente a che fare con la redditività. Il fatto di eseguire “sedute di igiene gratuite” o sottocosto per poter rimanere convenzionato non è un buon segno (o forse significa che non abbiamo sofferto abbastanza…).

Inoltre si sfrutta la nostra PAURA per il futuro. In fin dei conti il convenzionamento può essere sempre un “buon salvagente…non si sa mai”. Questo è un modo di delegare il successo del nostro studio e anche la nostra vita ad una azienda che ha tutto l’interesse a sfruttarci e che ci “presta” dei pazienti finché facciamo comodo, ma che sarà pronta ad abbandonarci alla prima occasione.

La convenzione è una “scorciatoia mentale” che che però si ritorce contro di noi. Quello che dobbiamo valutare sono le cause della nostra situazione e valutare come poter cambiare, considerando che la nostra è una professione relazionale e con un servizio molto richiesto (salute).

Prima di convenzionarci possiamo prendere in considerazione alcuni aspetti:

  • -Possiamo conoscere attraverso un questionario cosa vogliono i pazienti in modo da intraprendere delle azioni per andare incontro alla persona più importante della nostra professione: il paziente
  • -Possiamo eseguire un’analisi dei costi per saper quali possono essere le conseguenze di un convenzionamento.
  • -Possiamo organizzare delle prime visite della durata di un ora per conoscere meglio chi curiamo e analizzare tutti i momenti di relazione all’interno dello studio per creare uno studio “patient oriented” e non “business oriented”
  • -Possiamo considerare la bocca come lo strumento per migliorare la salute generale del paziente (periomedicine) e la sua autostima
  • -Possiamo stimolare il passaparola interno organizzando anche delle riunioni del personale per capire insieme, quali possono essere le soluzioni più professionali ed efficaci
  • -Possiamo seguire dei corsi di aggiornamento per differenziarci e migliorare la qualità

 

Il mio credo è: l’Odontoiatria agli odontoiatri. Oggigiorno vedo una deriva imprenditoriale della nostra professione. Sembra quasi che ci si debba vergognare di essere un dentista…

Sentirsi imprenditore o dentista non significa solo cambiare una parola, ma rappresenta un vero e proprio mutamento valoriale. Dobbiamo diventare  e sentirci professionisti evoluti che capiscono la vera importanza della relazione e del controllo gestionale economico. Solo così potremo comprendere che la convenzione rappresenta spesso una scorciatoia mentale, che evita di impegnarci su altre più valide soluzioni. Tuttavia questa scelta in molti casi può diventare una mela avvelenata per la nostra professione…

 

Tiziano Caprara

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