
Anche il dentista può essere felice….
Cosa ricorderemo della nostra vita lavorativa?
Da molti anni ormai eseguo periodicamente dei sondaggi su centinaia di pazienti e colleghi, per comprendere meglio la nostra realtà. Una specie di osservatorio personale della professione che mi aiuta a capire, insieme ad altri dati, quali possono essere i trend futuri.
Nell’ultima ricerca (di cui nel prossimo articolo vi riporterò le conclusioni) ho posto anche una domanda che per me è molto importante:
“Pensando alla sua professione, quanto ritiene importanti ciascuna delle seguenti voci” (domanda chiusa con scala da 1 a 10)
Il risultato è stato questo:

Sorprendentemente (ma forse non tanto per chi conosce bene i colleghi e la professione…) al primo posto tra le cose importanti non c’era l’incasso, che spesso viene proposto come unico parametro di successo del dentista, ma la serenità. Al secondo posto l’efficienza organizzativa (che porta alla serenità…e siamo a due) e al terzo posto avere più tempo per se (che ci fa stare più sereni… e siamo a tre). Poi alla fine… finalmente l’incasso, che se vogliamo è uno strumento per avere una certa tranquillità.
Questa è una tendenza legata all’aspetto demografico della nostra professione. Nella nostra vita lavorativa infatti passiamo attraverso 3 fasi:
- Produzione: in questa fase bisogna lavorare il più possibile per coprire i costi e i debiti. Inoltre quando siamo giovani abbiamo molta più energia e perciò … se non lavori quando sei giovane, quando lo fai? Produrre il più possibile diventa la parola d’ordine. Alla fine però, dopo i molti sabati lavorativi, le cattive relazioni familiari conseguenti alle problematiche economiche ci si accorge che “lavorare tanto significa solo lavorare tanto”. E molti (non tutti…) passano alla fase successiva..
- Gestione: questa è la fase in cui si lavora, ma si guarda anche a ciò che si fa e come lo si fa. Si analizza l’aspetto organizzativo e il ritorno economico su ogni prestazione. La situazione migliora e si riesce anche a lavorare meno, aumentando la redditività. Con il tempo però sentiamo che manca qualcosa. Alla fine non siamo nati per diventare dei gira-soldi o per avere come unico scopo della vita quel “k” mensile. E quindi alcuni passano alla terza fase…
- Maturità: in questa fase oltre al lavoro e alla gestione, si inizia a comprendere che abbiamo uno scopo e si gode maggiormente di alcuni aspetti della professione che all’inizio non erano così chiari. Si ha piacere di parlare alle persone, di creare un reale rapporto con chi lavora con noi, si ricerca il proprio tempo personale e si da un valore maggiore alla serenità. Si desidera quella felicità che è data dal dare un senso alla propria vita, che vada oltre il mero aspetto economico.
Queste fasi sono demograficamente codificate anche se qualcuno rimane per sempre nella fase uno o altri passano velocemente alla fase due e tre.
Considerando che la maggior parte dei dentisti si trova, per età anagrafica, nella fase della maturità probabilmente il bisogno di serenità si fa sentire si più e questo giustifica i risultati del sondaggio.
Inoltre il periodo che stiamo vivendo ci ha permesso di comprendere tante cose , soprattutto che cosa sia veramente importante, oltre al relativo aspetto economico. Va detto infatti che in periodi “liquidi” come questi non è detto che una nuova legge o una nuova tassa possa sottrarci il denaro o i beni che abbiamo accumulato, sacrificando gran parte della nostra vita.
La serenità rappresenta l’obiettivo di tutti gli essere umani e per raggiungerla siamo disposti a qualsiasi cosa (o quasi…) . Stranamente però questo argomento così importante per la nostra vita, non viene insegnato in nessuna scuola. Forse perchè un eventuale insegnante di tale materia dovrebbe prima di tutto dimostrare di aver raggiunto un effettivo stato di serenità e questo non è facile. Tuttavia negli ultimi venti anni è nata la “Happiness Science” che ha codificato con numerose ricerche i comportamenti e le indicazioni che ci possono aiutare a diventare più sereni. Numerosi professori di psicologia dell’Università di Harvard (non so se questo sia un pregio o un difetto…) seguono tali aspetti e hanno notato che alcune semplici azioni, se applicate, possono cambiare il modo di apprezzare la vita.
Mi ricordo che più di 20 anni fa, lessi un libro di un collega australiano, Paddi Lund, dal titolo “Building the happiness-centred business” (Costruire una attività basata sulla felicità) che trattava tali temi. Ne rimasi affascinato e già allora iniziai ad applicare i suoi concetti e a condividerli con i colleghi nei miei corsi formativi. Chi partecipò a tali eventi forse si ricorda ancora il “grafico della felicità” e i “saluti di inizio e fine giornata” e altri aspetti che avevano come scopo quello di stimolare pensieri e emozioni positive, per ridurre i cosiddetti “sprechi emotivi”, che rovinano l’atmosfera e quindi l’efficienza dello studio.
La felicità infatti non si trova (purtroppo o per fortuna…), ma si crea e quindi è fondamentale realizzare un ambiente positivo che ci possa stimolare quelle“molecole di emozioni” che ci rendono felici.
La serenità sul lavoro dovrebbe diventare il nostro IKIGAI ovvero lo scopo che abbiamo deciso di seguire nella nostra vita. Penso che questo sia il fine ultimo della nostra professione e della nostra vita.
E non parliamo di un fine egoistico o di un semplice piacere personale, ma della Eudaimonia (come la chiamavano i socratici) , cioè della felicità intesa come scopo della vita e come fondamento dell’etica. Infatti quando siamo felici di riflesso tendiamo a rendere felici anche gli altri … o almeno non gli roviniamo la via.
In ogni caso questi aspetti non possono essere riassunti in un semplice “volemose bbene” (anche se aiuta) o in una singola ricerca che certifica l’origine genetica della felicità (anche se corretta) come ho letto ultimamente sui social. Esistono molti fattori (solitamente 12) che influiscono su questo fondamentale stato d’animo come le relazioni sociali, l’ambiente naturale, le azioni che mettiamo in atto, la realizzazione degli obiettivi, l’interpretazione soggettiva della realtà, la gentilezza e gratitudine, la capacità di non rimuginare o paragonarsi, il godere del momento presente, la cura del corpo e della mente…
Questi aspetti possono essere applicati anche nella nostra attività lavorativa migliorando così non solo il nostro stato d’animo e quello dei nostri collaboratori, ma anche l’efficienza organizzativa. Infatti se lo studio è disorganizzato, l’agenda è gestita male o l’assistente non fa ciò che diciamo non possiamo certo essere contenti, quindi: non possiamo essere sereni se non siamo efficienti.
Ma è vero anche l’opposto. Se siamo sempre nervosi o se l’assistente è agitata perchè viene spesso rimproverata tenderemo a sbagliare di più, a essere meno creativi e sicuri di noi stessi… in una parola a essere meno efficienti, quindi: non possiamo essere efficienti se non siamo sereni.
Per questo motivo Serenità ed Efficienza rappresentano i due aspetti più importanti del sondaggio sopra citato. Sono infatti due facce della stessa medaglia.

La serenità e l’efficienza portano automaticamente anche ad un miglioramento economico. Questo è diretta conseguenza di una nostra sicurezza e creatività (data dalla serenità) e dell’efficienza del personale (data sempre dalla sua serenità). Se il personale è efficiente significa che gestisce bene l’agenda e quindi produciamo di più; chiede i giusti pagamenti al paziente e quindi incassiamo tutto; evita di sprecare il materiale o e quindi spendiamo di meno. Praticamente vengono realizzati i 3 momenti del miglioramento reddituale: produrre di più, spendere di meno e incassare tutto.
Quindi se ci impegniamo per essere più contenti e organizzati il resto viene da se… senza però farne il nostro unico obiettivo di vita. Non sacrificheremo vita per il denaro, ma il denaro deriverà dal nostro stile di vita più sereno ed efficiente.
Infatti come attestano moltissime ricerche:
Non siamo felici perchè abbiamo successo,
ma abbiamo successo perchè siamo felici
Alla fine, dopo tutti questi anni di letture, di ricerche, di esperienza personale mi sono convinto della veridicità di tale importante regola.
Per questo ho voluto condividere tale consapevolezza ed esperienza pratica tramite un nuovo libro “Il Dentista Zen” che parla di tali aspetti ed è perfetto per il collega che voglia realizzarli in un proprio percorso pratico.
Questo libro ha come scopo di aiutare il dentista a migliorare la propria serenità e anche la propria efficienza lavorativa. Esistono anche indicazioni sul miglioramento dell’ambito economico, quelle stesse che mi hanno permesso di lavorare tre giorni alla settimana e avere un incasso finanche doppio di quello di molti colleghi che lavorano cinque giorni alla settimana.
Il primo libro “Il dentista tra lavoro e vita” che scrissi 15 anni fa aiutò più di 4000 colleghi a migliorare la propria professione. Con questo nuovo libro ho un altro ambizioso obiettivo: mi auguro di poter riuscire a migliorare la vita personale di chi vorrà avvicinarsi a tali aspetti.
Per questo motivo in alcune modalità di acquisto ho inserito la possibilità di un contatto personale…
A presto
dr.Tiziano Caprara
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